L'inaugurazione della piscina del Littoriale

Andrea Villa, dopo la presentazione a Vidiciatico del suo libro "La liberta di N", ci manda in anteprima questa nuova breve storia gialla ...

 

Ermanno Bonaccorsi era un capo macchinista delle Ferrovie dello Stato e quindi, come si dice comunemente saltando la qualifica, un ferroviere.

Come capo-macchinista era diligente, puntuale e aveva la responsabilità sugli addetti alle macchine, anche se agli occhi della gente rimaneva pur sempre un semplice ferroviere.

Allora le macchine stavano trasformandosi da macchine a vapore a macchine elettriche e bisognava avere studiato il motore elettrico per poter diventare capo macchinista, infatti Ermanno aveva frequentato i corsi interni, attivati e finanziati dalle Ferrovie dello Stato, per aumentare di grado: prima da operaio specializzato a macchinista infine da macchinista a capo macchinista.

Si era fermato alla quinta elementare (allora c’era l’obbligo fino alla seconda) ma con i corsi d’aggiornamento interni aveva ottenuto una qualifica pari a quella di un impiegato di concetto (qualche centinaio di Lire in più al mese che facevano anche comodo), cosa che lo riempiva di orgoglio e soddisfazione.

Nessuno sapeva che Ermanno fosse diventato capo macchinista e non dovesse più portare la tuta ma la giacca e la cravatta.

La gente non badava a queste sottigliezze che, viceversa, per la sua famiglia e all’interno del suo posto di lavoro significavano tanto.

Per potere distinguersi, anche nella società civile, non aveva potuto fare altro che iscriversi alla Milizia Fascista e anche lì fu diligente e in breve tempo fu promosso capo manipolo, cosicché sul lavoro era capo macchinista e nella vita civile era capo manipolo, sempre c’era un "capo" prima del suo ruolo.

Per raggiungere questo grado aveva dovuto compiere un paio di missioni, complete di uso di manganello e dell’olio di ricino.

Ma le aveva compiute con "senso del dovere e sprezzo del pericolo", così c’era scritto nella menzione d’onore che preludeva alla promozione.

Era molto contento di questa promozione e sulle maniche dell’orbace aveva fatto subito cucire i gradi di capo manipolo da mostrare con orgoglio.

In divisa nelle Ferrovie, in divisa nelle manifestazioni fasciste ove non mancava mai. Sempre con i gradi puntati.

Quel giorno del 1926 si inaugurava la nuova piscina del Littoriale, un evento che aveva richiamato molte personalità, soprattutto nuotatori o ginnasti che frequentavano il nuovo campo da calcio costruito dall’architetto Costanzini.

La piscina aveva una profondità, in un punto anche di 5 metri perché bisognava tuffarsi da un trampolino alto tre metri per le gare di tuffo.

Poi vi erano, sul pavimento della piscina, evidenziate, le strisce relative alle corsie.

Ogni corsia aveva un colore diverso di piastrellatura.

Otto corsie.

La piscina era olimpionica, un grande onore per la città e ovviamente un grande merito alla cultura fascista che, attraverso un suo rappresentante indiscusso come Leandro Arpinati, aveva promosso l’iniziativa e trovato i finanziamenti per questa costruzione che completava il complesso edilizio comprendente il nuovo Stadio.

L’inaugurazione ufficiale del Littoriale, avvenuta nel mese di ottobre del 1926, era avvenuta con la presenza del Re d’Italia e di Benito Mussolini, che entrò allo Stadio in sella ad un cavallo bianco.

Questa invece, dopo circa trenta giorni da quella ufficiale, era l’inaugurazione per la gente normale, quella, per intenderci, che poi avrebbe frequentato veramente l’impianto.

Le persone erano assiepate sul bordo della piscina, l’acqua era pulitissima e si vedeva chiaramente il fondo, anche se era molto più basso del bordo.

Un urlo improvviso fece zittire il consueto chiacchiericcio che viene a crearsi durante queste manifestazioni, al termine delle usuali retoriche parole di presentazione da parte del gerarca di turno, e fece girare la testa a tutti i partecipanti che videro Ermanno Bonaccorsi a braccia allargate, roteanti, cercando un appiglio che non trovavano, volare letteralmente in piscina.

Alcuni astanti si levarono i calzoni e le scarpe e si buttarono subito, Bonaccorsi non si muoveva dal pelo dell’acqua, era a faccia in giù e non muoveva né braccia né gambe.

Lo presero e con un po’ di difficoltà lo issarono di peso sul bordo; la gente aveva aperto un varco e il Bonaccorsi fu prontamente visitato da un medico Non sapendo nuotare, non era infatti mai stato al mare, e cadendo a bocca aperta aveva bevuto moltissima acqua che cercarono di fargliela fuoriuscire con le manovre sulla bocca dello stomaco che però non andarono a buon fine. Nel frattempo qualcuno si accorse che un rigagnolo rosso seguiva il corpo del capo manipolo in orbace dalla piscina al bordo, e un’evidente macchia rossa si stava espandendo nell’acqua.

Il corpo fu ribaltato e comparve una ferita da arma da taglio, sul fianco, molto profonda.

Il sangue non smetteva di sgorgare.

Lo portarono urgentemente con una delle poche auto parcheggiate nei pressi dell’entrata all’ospedale Maggiore di Via Riva Reno, dove giunse in breve tempo, ma già cadavere.

Chi aveva ucciso Ermanno Bonaccorsi?

Scritto da Andrea Villa

Se volete sapere chi ha ucciso Ermanno Bonaccorsi ...

http://www.rugletto.it/ViewNews.aspx?IDNotizia=447

 


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