Otto uomini sulla Riva (per tacer del cane…)

La nostra guida, Elio, nell'anfratto usato dalle vedette dei partigiani

L'esplorazione del 17 agosto 2016

 

Era un gita, cito il "Da fare" ... per esperti ardimentosi?

Ebbene sì, effettivamente era meglio esserlo dal momento che si trattava di ripercorrere il sentiero utilizzato dagli americani durante la guerra per salire sulla Riva e cacciarne i tedeschi.

Altri tempi, altri monti, niente spari e bombe ma, in compenso, molti più alberi e arbusti e sentieri. Già, perché i monti di un tempo di alberi ne avevano molti di meno, a volte per nulla.

Comunque siamo attrezzati, grazie soprattutto all’opera di ... un ragazzo di 82 anni, Elio Pasquali, che gira il Belvedere con un GPS da escursionismo per rilevarne tutti i punti significativi e che ha fornito addirittura la "pedagna" (una passerella mobile auto costruita) per guadare il Dardagna.

E così ci troviamo a Poggiolforato, otto umani e un cane, il border collie della nostra guida, che si dimostra subito altrettanto attivo e curioso.

La salita non è troppo difficile, ma non c’è sentiero, solo qualche traccia di passaggi occasionali di animali, e non c’è anima viva. Ci sono vecchi muri di casoni e, soprattutto, ci sono le tracce del vecchio "canale dei modenesi" che testimoniano il primo tentativo di sfruttare le acque del Dardagna per ottenere energia elettrica. Non ci vorrebbe molto per ricavarne un bellissimo percorso didattico, con tanto di cartelli e storie da rievocare. Bisognerà pensarci…

Nel frattempo saliamo ancora e incontriamo diversi insogli, quelle specie di fosse ricavate in corsi d’acqua da ungulati vari per fare i bagni di fango. Al nostro quattrozampe non pare vero, ci si butta dentro e ci si rotola con vera passione, lui è contento, noi meno pensando a zecche e residui vari.

E c’è il premio, ogni tanto si aprono scorci meravigliosi, dal Montovolo alla cima del Corno e davanti, più in basso, Madonna dell’Acero. E farne dei "belvederi" richiederebbe pochissimo lavoro!!!

Comunque, alla fine arriviamo sul crinale della Riva dopo aver incontrato alcune buche che potrebbero essere servite di ricovero ai soldati saliti fin lì a fare la guerra d’inverno.

Siamo sul confine con Modena, ben segnato da cippi in cemento, vecchi ma non come quelli che si incontrano sul crinale del Corno.

E c’è un’altra sorpresa: nel bosco si incontrano massi enormi e stranamente regolari, qualcuno comincia a parlare di rovine ma non ottiene molto credito, certo però che la geologia del Belvedere è tutta da scoprire.

Infine scendiamo al Pratignano per la meritata sosta e voilà, nuova sorpresa, il nostro inesauribile Elio tira fuori cartine d’epoca, testimonianze di soldati americani, documentazione varia, per cui si fa colazione in compagnia della storia della guerra sulla Riva.

Il ritorno ripercorre l’andata, con grande gioia del cane che ritrova i suoi amati insogli, alla fine, al momento del guado, arriva anche un po’ di pioggia ma sono gli ultimi cinque minuti poi siamo alle macchine.

Alla fine gli "ardimentosi" hanno fatto l’impresa, ne valeva la pena e si può pensare di recuperare il percorso. Torniamo a casa con un ultimo pensiero a tutti coloro che sulla Riva sono saliti come noi ma sfidando ben altri pericoli, molti lasciandoci la vita.

Scritto da Giorgio Placatti

Nella foto sotto il titolo: la nostra guida, Elio, in un anfratto usato dalle vedette dei partigiani sul monte Mancinello.


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