Laboratorio di liuteria - 6-7 agosto 2016

Quali sono i legni migliori per costruire i violini?

 

Franco Danielli ha esposto a Lizzano i suoi strumenti musicali ad arco. Ne abbiamo approfittato per chiedergli dettagli sulle tecniche che utilizza e, in particolare, sui legni che impiega.

Franco, da quali alberi provengo i legni usati in liuteria?

I legni usati sono essenzialmente due: l'abete rosso e l'acero dei Balcani.

L'abete rosso deve essere maschio di risonanza, dove per maschiatura si intendono le "smagliature" orizzontali delle fibre del legno che si vedono come righe e che danno particolare risonanza.

L'acero dei Balcani, deve invece possedere le marezzature dovute al vento che quando flette le pianticelle giovani produce delle callosità, visibili come ombre sul legno in quanto le fibre in quei punti sono leggermente più spesse; la marezzatura è solamente un fattore estetico e non incide minimamente sul suono.

Perché proprio acero e abete?

Per la parte inferiore degli strumenti serve un legno duro perché deve vibrare per rimandare i suoni, l'acero è ideale a questo scopo. Per la parte superiore serve invece un legno più morbido perché deve espandere il suono. La parte sopra inoltre è più funzionale a fare risaltare i suoni bassi. Infatti sotto c'è incollata la catena, che i francesi chiamavano la barra dei bassi, che ha il compito di distribuire le frequenze (vibrazioni) più basse su tutto il piano armonico

Dei suoni più acuti è invece più responsabile il fondo con il legno più duro che vibrando manda fuori dalle effe di risonanza le onde sonore.

Quindi, semplificando molto, l'acero è un legno duro e serve proprio per i toni acuti nel fondo, mentre l'abete nella parte superiore è funzionale ai suoni bassi.

Perché l'acero proprio dei Balcani?

Perché quella è una zona molto ventosa che dà legni molto marezzati. Ma va bene anche l'acero campestre italiano, che se cresciuto in zone molto ventose presenta una uguale marezzatura, va detto però che anche con l’acero bianco privo di marezzatura o con l’acero pollonato che presenta tanti piccoli cerchi si ottengono strumenti altrettanto validi.

Si possono usare anche altri legni?

Sempre di acero di fanno le fasce di contorno e il manico, con il salice si possono fare gli zoccoli e le controfasce che servono per migliorare l'incollaggio. Per gli strumenti grandi, come il contrabbasso, e a volte il violoncello si usa anche il cedro del Libano, anche perché è difficile trovare abeti di dimensioni così grandi come quelle richieste.

Al posto dell'acero viene usato anche il pioppo argentato, che risponde bene, ma è più difficile da lavorare; perché è un legno che si deforma facilmente anche dopo lunga stagionatura

Una volta ho riaperto un violoncello in pioppo per correggerne il peso. Dopo tre giorni trascorsi a ridurre i vari spessori, ho avuto molte difficoltà a chiuderlo perché si era mosso tutto. Questo proprio perché era di pioppo.

A livello di strumenti amatoriali difficilmente si compra del legno molto stagionato perché ha dei prezzi inavvicinabili, quindi si usano legni più "freschi", ma che hanno almeno cinque anni

I legni che uso e alcuni di questi in mostra, li ho acquistati da un liutaio che ha cessato l'attività e me li ha praticamente regalati. Avevano più o meno 35 anni di stagionatura; poi è già una decina di anni che li ho a casa. Per questi legni parliamo adesso di un prezzo di 150 - 200 euro. Se, invece li prendo di 5 anni, costano circa una decina di euro dipende poi molto anche dalla venatura e dalla marezzatura. Se il legno è stagionato si sente dalla qualità della resa acustica.

Quando vengono demolite delle case vecchie o delle chiese, se si riescono a trovare nelle travature di abete dei pezzi liberi da tarli, questi, essendo molto richiesti per la loro età, vengono messi in vendita perfino all'asta.

Le tastiere, i piroli e le mentoniere sono fatti con l'ebano che come molti legni africani però può dare tossicità. Respirare l'ebano, come il noce africano è pericoloso, si possono creare delle micro lesioni nelle mucose. Anche il mogano per questo motivo è molto pericoloso.

Quindi non è che per fare uno strumento si possa andare in un bosco e scegliere un albero ...?

No, assolutamente, l’albero, una volta scelto, va tagliato, preferibilmente in luna calante quando l’attività della linfa è minore, va poi adagiato in pendenza con i rami e le foglie verso il basso e il tronco verso l’alto per favorire il drenaggio naturale della linfa dal tronco ed evitare che si formino delle macchie, poi viene sramato e spaccato. I pezzi vengono ricavati tagliando a spicchi sezioni del tronco, togliendo la parte centrale che non si usa perché troppo tenera e la parte esterna perché vi passa la linfa. Si usa solo l'alburno. I pezzi vanno poi trattati con la cera nelle estremità, per evitare che possano essere attaccati dagli insetti e dai parassiti. Poi vanno lasciati stagionare.

Per avere un pezzo buono per la liuteria ci vuole un albero che abbia 80 - 100 anni. Se un albero è troppo vecchio non è più buono. Così come se un albero muore in piedi.

I grandi liutai che andavano a cercare gli alberi sapevano riconoscere il legno buono dal suono della scure man mano che venivano abbattuti. Poi provavano i tronchi battendoli con un bastone, una volta scelti li portavano via e li lasciavano stagionare anni prima di usarli.

Per fare un violino quanto tempo ci vuole?

Più o meno duecento ore di lavoro ma possono essere molte di più, dipende molto dalla meticolosità del liutaio.

Come si costruisce un violino?

Si parte sempre da una forma per costruire il contorno (fasce), questa può essere interna e quindi il contorno del violino ci viene costruito fuori oppure esterna dove invece viene costruito dentro. Una volta fatto, il contorno, viene riportato sui legni del piano armonico e del fondo, opportunamente preparati, quindi con il voltino vengono tagliati, viene poi prima scolpita la bombatura esterna e successivamente scavato all’interno fino ad ottenere gli spessori giusti. Successivamente il piano, con incollata la catena e intagliato delle effe di risonanza, e il fondo vengono incollati sulle fasce laterali e si ottiene la cassa armonica finita. A questa va poi incastrato e incollato il manico con il riccio scolpito. A questo punto il violino, opportunamente levigato, è pronto per la verniciatura che può andare da una decina di mani a anche 30 o 40 mani in funzione del tipo di vernice e delle scelte del liutaio. Una volta verniciato si inserisce l’anima, che è un piccolo cilindro di abete, e che ha lo scopo di collegare il piano armonico al fondo per trasmettervi le vibrazioni delle corde, l’anima va posta sotto il piedino destro del ponticello ma leggermente spostata indietro, si prepara il ponticello e si montano le corde. Il violino è finito


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